lunedì 23 novembre 2015

ETF News



Ottobre positivo per flussi netti e patrimonio degli Etf ed Etp, in Europa e nel mondo
Alla fine del mese di ottobre, il patrimonio dell'industria degli Etf ed Etp, a livello globale, supera nuovamente la soglia dei 3 mila miliardi di dollari, grazie ai concomitanti afflussi e performance positive dei mercati azionari. Inoltre, per la prima volta, il numero di Etf ed Etp disponibili, quotati sulle Borse di tutto il mondo (escludendo i cross listing), ha superato quota 6.000. In Europa, invece, il patrimonio amministrato da questa tipologia di prodotti si riporta sopra la soglia dei 500 miliardi di dollari, grazie al tredicesimo mese consecutivo di afflussi. Sono questi alcuni dei principali dati che emergono dallo studio mensile realizzato da ETFGI sul patrimonio e sui flussi nel mercato degli Etf ed Etp.

Flussi di ottobre a livello globale
Si estende a ventuno la striscia di mesi consecutivi in cui l'industria globale degli Etf ed Etp ha conseguito un dato di raccolta positivo, con il decimo mese dell'anno che va in archivio con afflussi pari a 35,6 miliardi di dollari. Sono i prodotti azionari a trainare le nuove sottoscrizioni (22,6 miliardi), seguiti a breve distanza da quelli sul comparto del reddito fisso (14,5 miliardi).
"I mercati azionari hanno realizzato ottimi rendimenti nel mese di ottobre: l'indice Dow Jones ha guadagnato il 9%, mentre l'S&P 500 l'8%, con tutti i settori che lo compongono che hanno ottenuto un risultato positivo. Anche per i mercati emergenti la performance mensile è stata soddisfacente, pari all'8%, con gli investitori che hanno aumentato le loro allocazioni negli asset più rischiosi tra cui l'azionario Emerging Markets", ha osservato
Deborah Fuhr, managing partner di ETFGI.

Guardando all'intero periodo 2015, da gennaio a ottobre, tutte e tre le principali asset class hanno realizzato flussi positivi: gli Etp azionari per 179,2 miliardi di dollari, quelli sul reddito fisso per 78,7 miliardi, e quelli sulle materie prime per 3,2 miliardi. Spostandosi sull'analisi della raccolta di ottobre dei singoli emittenti, a livello globale, iShares è in prima posizione con 19,2 miliardi di dollari, seguito da Vanguard (7,5 miliardi), SPDR ETFs (3,9 miliardi), Invesco PowerShares (1,9 miliardi) e Schwab ETFs (1,2 miliardi). Nella classifica da inizio anno, davanti a tutti si trova ancora iShares (96,1 miliardi di dollari), seguito da Vanguard (66,8 miliardi), db X-trackers  (26,7 miliardi), WisdomTree (19,6 miliardi) e Nomura (17,3 miliardi).

Flussi di settembre in Europa
Torna a salire il patrimonio dell'industria europea degli Etf ed Etp, dopo il difficile bimestre estivo, passando dai 479,6 miliardi di dollari di fine settembre ai 510,4 miliardi registrati a ottobre, un dato che spinge all'11,3% la crescita annua, rispetto ai 458,5 miliardi amministrati a fine dicembre 2014.
Per il tredicesimo mese consecutivo la raccolta netta è stata positiva, pari a 7 miliardi di dollari, con la quota maggiore di nuove sottoscrizioni che è andata, a differenza di quanto avvenuto a livello globale, lievemente a favore dei prodotti obbligazionari (3,8 miliardi), seguiti da quelli azionari (3,4 miliardi); più modesti, invece, gli afflussi sulle materie prime (405 milioni) e gli Etf attivi (271 milioni).
I maggiori deflussi hanno interessato gli Etf ed Etp
short & leveraged, con i prodotti delta 1 negativo (che, quindi, riflettono la performance inversa (senza effetto leva) di un determinato indice) che subiscono deflussi per 523 milioni di dollari, e quelli long a leva in rosso per 303 milioni.
La graduatoria per categoria dei flussi netti da inizio anno, che raggiungono la cifra record di 68,6 miliardi di dollari, rimane invariata nelle prime tre posizioni, rispetto al mese precedente, con l'
equity in testa (39,5 miliardi di dollari), seguito dagli Etf ed Etp fixed income (24 miliardi) e, a distanza, da quelli attivi (1,9 miliardi); salgono, poi, al quarto posto i prodotti sulle commodity (1,2 miliardi), con la quinta posizione che è occupata dagli Etf ed Etp leveraged long (800 milioni).

La scomposizione della raccolta degli Etf ed Etp azionari evidenzia al primo posto, anche per questo mese, quelli con focus sull'Europa, che registrano, a ottobre,
net inflow per 1,4 miliardi di dollari, con la seconda e la terza posizione mensile che sono occupate, rispettivamente, dai prodotti con approccio globale (928 milioni) e da quelli sui mercati emergenti (912 milioni).
Nonostante le ottime performance realizzate dai mercati azionari americani, che hanno riportato i maggiori indici in territorio positivo da inizio anno, gli Etf ed Etp sull'
equity di quest'area geografica riportano, su base mensile, deflussi per 62 milioni. Prendendo in esame l'intero 2015, emerge chiaramente il dominio dei prodotti sull'azionario europeo, che hanno beneficiato di flussi positivi per 35,4 miliardi di dollari, con le restanti posizioni della classifica che sono occupate da quelli globali (3 miliardi), sull'Asia Pacifico (2,4 miliardi), sugli Stati Uniti (728 milioni), mentre quelli focalizzati sui paesi emergenti subiscono riscatti pari a 2 miliardi, nel corso dell'anno.

Il podio della raccolta netta per singolo emittente, nel decimo mese dell'anno, vede al primo posto iShares (4,9 miliardi di dollari), seguito da db X-trackers (508 milioni) e Deka (399 milioni).
Prendendo in esame i flussi da inizio 2015, iShares registra i
net inflow più elevati (26,6 miliardi), seguito da db X-trackers (9,9 miliardi) e Lyxor (8,5 miliardi). Dall'analisi della distribuzione degli asset tra i diversi prodotti disponibili sul mercato europeo, risulta che i primi 100 Etf ed Etp gestiscono un patrimonio superiore alla metà di quello amministrato complessivamente dall'industria (55,4%), con 116 fondi che hanno asset superiori al miliardo di dollari. Al contrario, sono 1.494 su 2.141 gli Etf ed Etp che detengono patrimoni inferiori ai 100 milioni, 1.291 quelli sotto i 50 milioni, e 751 i prodotti che non superano la soglia dei 10 milioni. Infine, nel mese di ottobre il numero dei nuovi Etf ed Etp quotati è stato uguale a quello dei prodotti liquidati (13 a 13), con il saldo da inizio anno che resta nettamente in positivo (157 prodotti lanciati e 105 chiusi o incorporati).

Intervista a Francesco Lomartire, ETFs Sales Specialist di SSGA Italia
La raccolta di SPDR ETF in Europa ha superato, nel corso del 2015, i due miliardi di dollari. MondoETF ha intervistato Francesco Lomartire, ETFs Sales Specialist di SSGA Italia, per analizzare alcuni aspetti di questo florido business e delle novità introdotte.

Su quali dei vostri prodotti si è concentrata la raccolta, da inizio anno?
A beneficiare maggiormente dei flussi positivi sono stati i titoli ad alto dividendo dell’area Euro (+340 milioni di dollari, da inizio anno), le mid cap americane (+340 milioni), il settore energetico Usa (+240 milioni), le large e mid cap europee (+ 190 milioni) e le obbligazioni convertibili globali (+150 milioni). L’Italia si dimostra anche quest’anno un mercato chiave per l’industria degli Etf e, in particolare, per SPDR. Nel corso del 2015, abbiamo registrato un significativo aumento del volume scambiato su Borsa Italiana, che ha superato del 53% i livelli dell’intero 2014, passando da 850 milioni a 1.300 milioni di dollari, mentre sul fronte dei broker, i trade volontariamente dichiarati sui nostri SPDR Etf quotati su Borsa Italiana sono stati pari a 2.660 milioni di dollari, a fronte dei 1.550 milioni scambiati nell’intero 2014 (+71%). Sul fronte dei flussi, la raccolta italiana ha privilegiato esposizioni più rischiose come il debito emergente in valuta locale, i titoli ad alto dividendo e high yield, entrambi dell’area Euro.

Come è cambiato l’utilizzo dello strumento Etf tra gli investitori professionali, e quali sono le caratteristiche dl prodotto che maggiormente apprezzano?
Gli investitori professionali da tempo utilizzano gli Etf non più in chiave esclusivamente tattica, ma rappresentano uno “strato” importante della componente core del portafoglio, su alcuni mercati ritenuti molto efficienti. Allo stesso modo, sul fronte tattico si assiste a un aumento del peso relativo degli Etf rispetto ai derivati, in particolare future e total return swap, grazie alla crescente liquidità ed efficienza guadagnata dagli Etf. Un’ulteriore spinta deriva dallo sviluppo di prodotti multi asset class con modelli di asset allocation dinamica, per i quali gli Etf rappresentano uno strumento veloce ed efficiente per l’implementazione della strategia di gestione. Tra le caratteristiche maggiormente apprezzate rimane in testa la facilità di accesso a diversi mercati ed asset class, oltre che la trasparenza e l’efficienza di costo.

Quali sono le peculiarità di un investimento per settori economici, anche a confronto con un approccio per stile? Quali opportunità e rischi incorpora?
Presupposto per l’investimento settoriale è la consapevolezza dell’ampia dispersione dei rendimenti tra i settori stessi nelle varie fasi del ciclo economico e, quindi, del suo potenziale diversificante. Le differenze di performance dei vari settori offrono agli investitori l’opportunità di metterle a frutto, catturando i rendimenti dei settori a rialzo ed evitando gli altri. Gli investitori possono utilizzare gli Etf settoriali per incrementare l’esposizione ai settori che si prevede sovraperformeranno grazie ai trend ciclici, e ridurre l’allocazione in quelli che invece, probabilmente, sottoperformeranno. I settori, proprio grazie alla dispersione dei rendimenti mostrata, consentono d’imprimere al portafoglio dei tilt molto più incisivi rispetto a quelli di stile e, pertanto, si dimostrano molto più efficaci nella gestione della volatilità. Le scelte settoriali si sono dimostrate molto più determinanti nella spiegazione dei rischi di mercato e come tali, quindi, più importanti nell’adozione di uno stile di gestione attivo. Il rischio maggiore connesso con una strategia di rotazione settoriale è quello che l’andamento prenda strade differenti rispetto alle previsioni; le opportunità risiedono, invece, nella più agevole ricerca e selezione, concentrata su pochi settori rispetto a centinaia di titoli, e rischi di concentrazione ridotti.
L’investimento immobiliare può ancora essere una soluzione per la ricerca di un reddito costante e periodico?
L’investimento immobiliare rappresenta tradizionalmente una fonte di reddito alternativa a quella obbligazionaria; in un contesto di tassi d’interesse molto bassi, gli investitori orientati a cedole e dividendi possono guardare a questa asset class caratterizzata da dividend yield più consistenti. Peraltro, gli stessi tassi d’interesse bassi favoriscono il finanziamento dei progetti immobiliari e riducono gli oneri finanziari dei fondi e delle società attive in questo comparto. A fine ottobre, l’investimento liquido nel real estate rappresentato dall’indice Dj Global Select Real Estate Securities sovraperformava il mercato azionario globale di oltre due punti e mezzo, ed esprimeva un dividend yield pari al 3,6% contro il 2,7% dell’indice azionario Msci Acwi. Infine, la potenziale  divergenza nelle politiche monetarie della Fed e Bce, innescata dall’atteso primo rialzo dei tassi americani, potrebbe essere di beneficio per il real estate dell’Eurozona, che potrebbe avvantaggiarsi degli ulteriori stimoli monetari della Bce e continuare a fornire rendimenti reali positivi.

Può darci qualche anticipazione sulle prossime novità di SPDR ETF per l’Italia? 
Se da un lato non posso svelare alcuna novità in arrivo, uno dei principali obiettivi, nei prossimi mesi, sarà quello di far emergere il nostro ruolo di partner ideale nell’investimento settoriale. Per questo motivo, abbiamo di recente quotato in Europa gli Etf settoriali americani, tradizionalmente legati al nostro marchio: i Select sectors, nove componenti dell’indice S&P 500. Questa iniziativa, che non si esaurisce con la quotazione, ci coinvolgerà per tutto il prossimo anno, con l’obiettivo di mettere a disposizione degli investitori europei le nostre competenze su un comparto su cui gestiamo globalmente più di 100 miliardi di dollari. La nostra idea è quella di supportare la nostra piattaforma di Etf settoriali con contenuti di ricerca, idee d’investimento, monitoraggio delle fasi del ciclo economico, oltre all’interpretazione dei flussi osservati sul mercato. Di sicuro, la crescita degli Etf va di pari passo con l’aumento delle opportunità d’investimento offerte: la possibilità di basarsi sugli Etf per strategie sempre più articolate sarà un fattore di crescita per l’industria. Nei prossimi due anni sono previsti, inoltre, una serie di cambiamenti regolamentari i cui segnali si stanno già manifestando in diversi settori, da quello bancario a quello previdenziale, e che vanno nella direzione di un maggior ricorso agli Etf. Si pensi al decreto 166 della previdenza complementare, che dà spazio a nuove asset class per il raggiungimento degli obiettivi di rendimento dei fondi pensione, o a Solvency II per le assicurazioni, che va nella direzione di una sempre maggiore trasparenza negli investimenti degli attivi. In entrambi i casi, gli Etf rappresentano una soluzione perfetta per gli adempimenti regolamentari, per non parlare della Mifid II e delle prospettive di sviluppo dei servizi di consulenza.

Lyxor quota in Borsa Italiana due Etf “fisici” ad alta diversificazione su area Euro ed Europa

Mercoledì 18 novembre, sono stati avviati alle contrattazioni sul mercato ETFplus due nuovi Etf emessi da Lyxor Index Fund: Lyxor Euro Stoxx 300 (Dr) Ucits Etf (Isin: LU0908501132, ticker: MFDD) e Lyxor Stoxx Europe 600 (Dr) Ucits Etf (Isin: LU0908500753, ticker: MEUD).
Entrambi gli strumenti sono gestiti con la replica fisica, a riprova del piano annunciato due settimane fa da Lyxor di avere la metà del proprio patrimonio in Etf a replica fisica.
Il Lyxor Euro Stoxx 300 (Dr) Ucits Etf, specializzato sull’area Euro, rappresenta un’alternativa molto più diversificata rispetto al classico Etf sull’Euro Stoxx 50: ben 300 titoli contro le sole 50 blue chip del più noto benchmark dell’Eurozona, e le prime 10 società che pesano il 22% del patrimonio complessivo, rispetto al 37% dei primi 10 titoli dell’Euro Stoxx 50 (fonte: Lyxor, al 30/10/2015).
Inoltre, la capacità di replica dell’Etf si è dimostrata tale da consentire di pagare tutti i costi (Ter) dello strumento e, addirittura, di ottenere una sovraperformance rispetto all’indice benchmark (della tipologia Total Return Net): +0,42%, da inizio anno, +0,56% a 1 anno, e +1,04% a 2 anni (fonte: Lyxor, al 30/10/2015). Da notare, infine, che il favorevole trend di mercato sull’Europa ha fatto registrare ottime performance all’Etf: +14% da inizio anno, +16% a 1 anno, +21% a 2 anni (fonte: Lyxor, al 30/10/2015).Questo Etf ha un Ter annuo dello 0,30% e distribuisce i dividendi semestralmente, a luglio e dicembre.
Il Lyxor Stoxx Europe 600 (Dr) Ucits Etf, focalizzato sull’Europa, si espone a circa 600 società europee a grande e media capitalizzazione, e rappresenta pertanto una soluzione estremamente diversificata (la società maggiore pesa solo il 2,79% del totale). Prevede la capitalizzazione dei dividendi e un Ter annuo dello 0,30%. Anche questo strumento ha conseguito ottime performance: +12% da inizio anno, +13% a 1 anno, e +21% a 2 anni (fonte: Lyxor, al 30/10/2015).
Commentando il lancio di questi due nuovi Etf, Marcello Chelli, referente in Italia per i Lyxor ETF, ha affermato: “I nuovi strumenti sono caratterizzati dalla replica fisica, su cui Lyxor ha focalizzato la propria strategia, e da un’ampia diversificazione che risolve, per esempio, uno dei limiti degli Etf sull’apprezzatissimo indice Euro Stoxx 50. La capacità di Lyxor di gestire al meglio la replica fisica è confermata dal Lyxor Euro Stoxx 300 Ucits Etf che, in maniera persistente nel tempo, ha sovraperformato il proprio benchmark”.


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